Editoriale

LA RIPRESA DELLE POVERTÀ – editoriale di Carlo Maria Lomartire

Molto entusiasmo per la ripresa della nostra economia, imprevista ma solo sperata da chi non conosce il carattere degli italiani, data quasi per certa, invece, da chi sa con quanto vigore e con quali capacità creative reagiamo dopo gravi difficoltà: “Ne usciremo e ne usciremo in fretta” ripetevano questi ultimi, ed io, francamente, ero tra loro. Ma tanto speranzoso entusiasmo non mi permetteva di prevedere, di tener conto di un fenomeno, di un “effetto collaterale” che questa gagliarda ripresa sta mettendo in inquietante evidenza: l’aumento delle disuguaglianze: anzi, in termini assoluti, l’aumento delle povertà.

 Le severe ma necessarie misure adottate per combattere la pandemia hanno richiesto una parziale protezione sociale di alcune categorie di lavoratori, generalmente i dipendenti e quelli con reddito fisso. Ne sono rimaste escluse le aree sociali meno protette: i lavoratori autonomi, piccoli commercianti e artigiani – cioè buona parte del ceto medio -, i non contrattualizzati e i non garantiti che sono rapidamente precipitati nella povertà. Inoltre la drastica, forzata riduzione dei movimenti individuali e collettivi, del dinamismo sociale oltre ad una maggiore propensione al risparmio provocate dalla crisi hanno quasi cancellato iniziative collettive (quelle del terzo settore) e personali di attenzione verso i più bisognosi e i marginali. La povertà cresceva ed era difficile contrare il fenomeno.

 Ora, dicevamo, l’economia riparte. Una ripartenza della quale beneficiano solo le categorie che finora ce l’hanno fatta: indigenza e disuguaglianze sociali perciò crescono. Un fenomeno al quale non ci si può rassegnare considerandolo inevitabile e fatale conseguenza della tragedia che abbiamo vissuto (e che non è completamente scomparsa). L’attenzione verso chi più ne sta pagando le conseguenze, verso chi è stato respinto ai margini della società deve riprendere con un impegno maggiore di prima. Non possiamo limitarci ad aspettare che la ripresa economica coinvolga quanti per ora – e chissà per quanto – ne rimangono esclusi. Insieme all’economia, parallelamente al Pil, deve crescere anche la generosità, attenzione alle vecchie e nuove povertà.

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