Il nuovo numero de Le Notizie dell’Opera: maggio 2022

Il Notiziario di Opera Cardinal Ferrari è arrivato nelle case dei nostri donatori. Qui di seguito l’articolo del Professor Pasquale Seddio, Presidente di Opera Cardinal Ferrrari, per la rubrica “L’impegno”.

Accoglienza alla “Cardinal Ferrari”: dalla Torre dei Moro fino all’emergenza della guerra in Ucraina

Come spesso accade, il tempo delle celebrazioni è tempo di riflessioni e anche di bilanci. In questo l’Opera Cardinal Ferrari nel celebrare il suo primo centenario non ha fatto eccezione. A poco più di sei anni dalla riapertura delle strutture dedicate alla residenzialità notturna ci chiediamo come sta procedendo questa rinnovata esperienza di accoglienza che integra quella del Centro diurno dedicato alle persone senza dimora. Vorrei condividere non un bilancio in termini di numeri ed efficacia del servizio, ma una riflessione sulla parola accoglienza e sul suo significato, che per la nostra Opera è uno stile da incarnare nella quotidianità delle relazioni che viviamo, a qualsiasi livello. Accoglienza all’Opera Cardinal Ferrari significa da un lato incontrare e accompagnare chi è in difficoltà e dall’altro “farlo incontrare con la Città”. E’ un’operazione che muove contestualmente due precise direzioni: la prima, rivolta alle persone in difficoltà (senza dimora, studenti universitari e giovani lavoratori provenienti da fuori regione, così come gli ospedalizzati – pre e post ricovero – insieme ai loro accompagnatori, etc.) la seconda, la comunità cittadina più ampia, non solo gli “operatori professionali” che qualificano l’intera azione sociale dell’Opera nella Città di Milano, ma anche semplici cittadini che desiderano mettersi a servizio dei più fragili come volontari, disposti e capaci di accogliere nel proprio cuore le persone che incontrano quotidianamente alla “Cardinal Ferrari” e di dar loro voce e sostegno, facendo sì che questi incontri tocchino le loro vite per certi aspetti più “fortunate”.

Parlare di accoglienza all’Opera Cardinal Ferrari come incontro e accompagnamento di chi è in difficoltà significa parlare di centralità delle persone, dove chi dà e chi riceve ha sempre pari dignità. Quando si accoglie si è in due, chi accoglie e chi è accolto: ogni relazione è costituita da almeno due persone che entrano l’una nell’orizzonte dell’altra. Una relazione è autentica quando l’altro può esprimersi dentro di noi e parlare attraverso di noi: se siamo particolarmente bravi, riusciamo a far sì che l’altro si senta “atteso e accolto”.

Il drammatico incendio a Milano della “Torre dei Moro”, la crisi afgana nell’autunno scorso e la più recente guerra in Ucraina ci interpellano in modo diretto e in profondità. Imponendoci anzitutto il dovere di accogliere chi inaspettatamente si ritrova senza casa, chi deve affrontare gravi e lunghe malattie, chi deve fuggire dalla guerra, chi ha perso parenti, conoscenti, e teme di aver perso anche il futuro. Ma questa accoglienza va praticata in modo avveduto, intelligente, rispettoso, non estemporaneo.

È una scelta di metodo e fraternità, che valorizza il protagonismo di chi si trova a Milano, da cento anni, sulla linea del fronte emergenziale cittadino, con ricadute a volte nazionali e internazionali, anziché farlo oggetto di attenzioni esclusivamente assistenziali, e cerca di valorizzarlo attraverso la partecipazione attiva nelle reti territoriali contribuendo ad evitare il più possibile sprechi, duplicazioni e inefficienze: rischi sempre in agguato quando si vuole imbastire, pur in nome di una lodevole generosità, modalità di soccorso emotive e improvvisate. È una scelta che espone l’Opera Cardinal Ferrari nella Città di Milano a nuove sfide, e che a tutti noi richiederà la disponibilità a innovare i tradizionali metodi di aiuto e a programmare “in rete” vicinanza e solidarietà alle persone accolte anche nel lungo periodo.

Per continuare la nostra Accoglienza abbiamo bisogno del sostegno di tutti, perché le emergenze purtroppo si moltiplicano e non sono ancora assolutamente superate.

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