Un Beato in jeans e tuta

 

Da settimane sui social imperversa il volto di un ragazzo dai folti capelli ricci e lo sguardo dolce ma penetrante, all’apparenza un ragazzo come tanti suoi coetanei.

Quella immagine si è fermata al 2006, l’anno in cui il ragazzo   in soli tre giorni si ammalò di leucemia e morì. Era il 12 ottobre del 2006 e 14 anni dopo, il 10 ottobre del 2020, Carlo Acutis, questo il suo nome, con una solenne cerimonia nella Basilica di San Francesco ad Assisi è stato proclamato Beato, molti lo chiamano il Beato della generazione dei millennial.

Una vita normale quella di Carlo, nato il 3 maggio del 1991 da una famiglia dell’alta borghesia torinese di religione cattolica ma non praticante tanto che Carlo si avvicinò alle fede cattolica grazia a una sua tata.

A soli tre anni chiese alla madre di portarlo in Chiesa per salutare Gesù, a sette anni ricevette la prima comunione grazie ad un permesso speciale, era molto devoto all’Eucarestia, che chiamava “la mia autostrada per il cielo” e alla Madonna.

Partecipava alla messa tutti i giorni vivendo la vita come un normale ragazzo della sua età; tutti quelli che lo hanno conosciuto: insegnanti, amici e compagni di classe, lo descrivono come un ragazzo che si divertiva come tutti i suoi coetanei, a cui piacevano la nutella e i gelati, che amava il trekking e la musica e i film polizieschi.

Allo studio affiancava il volontariato, servendo alla mensa dei Frati Cappuccini e dalle Suore di Santa Teresa; aiutava i poveri e i disagiati distribuendo cibo ai senza tetto del suo quartiere accompagnato dal maggiordomo, cibo che comprava con i soldi della sua paghetta settimanale, e aiutava i bambini in difficoltà nello svolgimento dei compiti scolastici.

Dimostrò anche una grande intelligenza soprattutto nel settore informatico, studiando da autodidatta manuali specializzati in uso nelle facoltà di ingegneria informatica diventando un programmatore esperto che lo portò a realizzare a soli dodici anni una pagina web, tuttora attiva, per far conoscere al mondo i miracoli eucaristici avvenuti nella storia e attraverso YouTube dava lezioni di catechismo a bambini e ragazzi.

Era molto attratto dalla santità, nel suo sito web aveva creato una sezione “Scopri quanti amici ho in cielo” dove comparivano i Santi che hanno raggiunto la Santità in giovane età, quasi un presagio.

Secondo Carlo per diventare Santi bisogna volerlo con tutto il cuore e chiederlo con insistenza al Signore.

Papa Bergoglio cita Carlo Acutis nella sua Lettera ai giovani affermando che: “ha saputo utilizzare le nuove tecniche di comunicazione per trasmettere il Vangelo, valori e bellezza.” È riporta anche una frase di Carlo: “Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie.”

Per questo motivo viene considerato il Santo Patrono del Web, perché Carlo era convinto che la rete doveva essere uno spazio di dialogo, conoscenza e condivisione, di rispetto reciproco da usare con responsabilità, senza diventarne schiavi e rifiutando il bullismo digitale.

 

Stefania Maida

 

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